Nel libro "Davanti al dolore degli altri" Susan Sontag scrive:
"Un'immagine è privata della sua forza dal modo in cui viene utilizzata, dal luogo in cui viene vista e dalla frequenza con cui appare.
Quelle televisive sono per definizione immagini di cui, prima o poi, ci si stanca.
Ciò che sembra indifferenza ha in realtà origine nell'instabilità dell'attenzione che la televisione suscita programmaticamente e poi sazia con il suo eccesso di immagini.
La saturazione visiva fa sì che l'attenzione sia incostante, mobile e relativamente indifferente ai contenuti. Il flusso di immagini impedisce di privilegiarne una..."
Scomponendo questo flusso, ci viene restituito un quadro sociale contemporaneo in cui l'uomo è sovraccaricato di informazioni pateticamente assuefanti, che disorientano e anestetizzano la sua capacità critica ed emotiva.
Queste immagini hanno quindi una forte valenza psicologica, e cosa molto più pericolosa, non si lasciano catturare per essere "addomesticate" e assimilate con coscienza.
Nel lavoro che presento, le immagini televisive fisse sono accostate secondo una personale visione paradossale degli elementi.











